Camerata
Nuova

Abitanti: 457 Altezza s.l.m.: 810m

Festa patronale: Sant’Egidio – 1 Settembre

Sagre:

Probabilmente non lo sapete, ma conoscete Camerata anche senza esserci stati. L’avete vista in qualche film degli anni ’70, quando i suoi scenari naturali vennero eletti come location ideale per riprodurre il selvaggio west senza allontanarsi troppo da Cinecittà.
Un’altra cosa che forse non sapete è che Camerata è anche un borgo del tutto atipico per il territorio dei Simbruini, l’unico che dovette essere “sdoppiato” in due insediamenti distinti in seguito ad un episodio dal sapore epico che non smette mai di suggestionare i visitatori…

Alla scoperta delle bellezze di

Camerata Nuova

Santuario della Madonna delle Grazie

  Scopriamo Camerata

 

Camerata è un luogo dalle molte anime. Sotto il profilo naturalistico il suo territorio è caratterizzato dalla piana di Camposecco, il vasto altopiano situato a 1400 metri d’altezza che durante gli anni settanta divenne la location di molti spaghetti western, tra cui il celebre Lo chiamavano Trinità.

Sempre sopra quota mille metri, non troppo lontano da Camposecco, si possono raggiungere le rovine di Camerata Vecchia, la prima fondazione del borgo edificata su uno sperone di roccia affacciato sulla Piana del Cavaliere. Passeggiando per i suoi sentieri si riconoscono ancora alcune antiche abitazioni, le cisterne e le chiese di questo antichissimo insediamento distrutto da un terribile incendio nel 1859.

Per la sua posizione, Camerata Vecchia è anche un ottimo punto di osservazione per i rapaci che solcano i cieli dei Simbruini. Scendendo quattrocento metri più a valle, invece, è situata Camerata Nuova, il piacevole centro urbano costruito ex-novo alla fine dell’Ottocento per offrire asilo agli sfollati reduci dell’incendio.

Un pizzico di storia

 

La storia di Camerata si perde nell’alto Medioevo: dalle fonti note si ritiene che la Cammorata si sia sviluppata come borgo fortificato nel X sec., in seguito alle invasioni saracene, per iniziativa dei conti dei Marsi che ne detenevano il controllo grazie alla donazione dell’abate Aligerno di Montecassino (986).

Nei primi secoli dopo l’anno Mille Camerata passa più volte di mano, come tutti i borghi di frontiera: a contenderne il possesso sono l’Abbazia di Montecassino, i conti dei Marsi e l’Abbazia di Subiaco. Sarà quest’ultima ad avere un controllo più stabile del borgo a partire dalla fine del XIII secolo.

A partire dalla seconda metà del Settecento il paese è oggetto di continue contestazioni relative ai confini tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie, un destino che la accomuna a Cervara e che produce una grande instabilità locale. Nel 1859 l’evento più drammatico nella storia di Camerata: un terribile incendio distrugge completamente l’abitato, costringendo i suoi abitanti all’abbandono. Camerata viene ricostruita 400 metri più a valle grazie ai fondi stanziati dallo Stato Pontificio e da Pio IX in persona.

#cameratanuova

Rovine di

Camerata Vecchia

 

Pare che tutto sia partito dal caminetto di casa Pelosi, il 9 gennaio del 1859. Una scintilla portata dal vento ad innescare un incendio indomabile che si propaga di tetto in tetto, fino a distruggere un intero paese.

Di quel borgo millenario situato su un costone di roccia a 1200 metri di altitudine restano i perimetri delle case e delle chiese, alcune pareti e il complesso sistema di cisterne utilizzato per garantire il sostentamento idrico dell’abitato. Resta soprattutto la memoria di un popolo adattato a vivere nelle asperità del territorio e della storia.

Visitare Camerata Vecchia

Esistono più sentieri che portano alle rovine, tutti tracciati dal Parco dei Monti Simbruini. Nessuno di essi presenta particolari asperità, tuttavia raccomandiamo di informarsi rispetto alle condizioni del sito: se non sono state effettuate le operazioni di pulizia ordinaria, in estate i ruderi possono risultare praticamente invisibili a causa della vegetazione infestante.

Santuario della

Madonna delle Grazie

 

 

Situato proprio all’inizio del sentiero che conduce alle rovine di Camerata Vecchia, la piccola chiesa venne edificata probabilmente tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo ed è meta di un tradizionale pellegrinaggio il giorno di Pasquetta.

L’altare maggiore è decorato con un grande affresco secentesco raffigurante la Madonna col Bambino attorniata dai santi Lorenzo e Francesco. All’interno anche una raffigurazione di Santa Lucia e un secondo altare dedicato a San Rocco, impreziosito da una tela oggi custodita presso il Comune di Camerata. Dal piccolo piazzale antistante il sagrato si gode una bella vista di Camerata Vecchia.

Visitare il Santuario di Santa Maria delle Grazie

Raramente il Santuario è aperto, se non in occasione di particolari manifestazioni in paese. Chi volesse visitare l’interno della Chiesa, può chiedere indicazioni in paese.

Chiesa di
Santa Maria Assunta

 

 È la costruzione che suggella la ricostruzione di quel piccolo borgo appenninico interamente distrutto da un incendio, senza tralasciare il ruolo chiave giocato in quel frangente da papa Pio IX. La chiesa di Santa Maria Assunta ne ricorda i meriti a partire dalla facciata. Il timpano ospita lo stemma Mastai Ferretti, famiglia del pontefice marchigiano, mentre al di sotto campeggia la grande scritta con il suo nome e l’anno di pontificato nel quale avvenne l’inaugurazione del tempio (23° – 1869).

All’interno la chiesa si presenta con linee molto semplici, per lo più decorate da finti marmi colorati. Ospita alcune pregevoli opere, tra cui una statua lignea di Sant’Antonio Abate salvata dalla distruzione della vecchia chiesa parrocchiale di Camerata Vecchia.

Visitare la Chiesa

Non sempre la chiesa è aperta al pubblico. L’ideale è visitarla durante le celebrazioni eucaristiche domenicali, ma è possibile chiedere in paese la possibilità di aprirla.

Piana di
Camposecco

 

Vi ricordate Terence Hill sdraiato su una lettiga rimediata, mentre sporco lercio si lascia trascinare da un cavallo? E Bud Spencer che prepara i leggendari fagioli su un fuoco improvvisato nel bel mezzo del selvaggio west? Ecco: il “selvaggio west” di Lo chiamavano Trinità è proprio questo: Camposecco, uno dei più estesi altopiani dei Simbruini. Una vastissima prateria situata a 1400 metri sul livello del mare, giusto al confine con l’Abruzzo, che ancora oggi si presta ad essere la meta di appassionanti escursioni. Non avventurose come quelle degli spaghetti western, ma volendo altrettanto gustose!

Visitare Camposecco

 La piana di Camposecco si raggiunge facilmente percorrendo una carrareccia sterrata dal paese porta in quota. Pur essendo una via piuttosto ampia, non si tratta di una strada adatta al traffico veicolare ordinario.