Jenne

Abitanti: 364 Altezza s.l.m.: 834 m

Festa patronale: San Rocco – 16 Agosto

A dispetto della geenna, dell’inferno biblico a cui si sembra fare riferimento il suo nome, Jenne è un paese che offre interessanti attrattive culturali e naturalistiche distribuite su tutto il suo comprensorio. Lo sapeva bene Antonio Fogazzaro, che qui vi ambientò Il Santo, uno dei suoi più celebri (e maltrattati) romanzi. Un luogo, insomma, combattuto tra frequenti riferimenti a inferno e paradiso, che tuttavia non nega un piatto di ‘ndremmappi a nessuno. Neanche a chi scala il purgatorio…

Alla scoperta delle bellezze di

Jenne

Chiesa della Madonna della Rocca

  Scopriamo Jenne

 

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini non avrebbe potuto trovare sede in un posto migliore: immersa nel verde, al crocevia di antiche rotte di transumanza, Jenne rappresenta la sintesi di un intero territorio.

Il centro abitato si sviluppa tra la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea e i resti del Castello medievale, dove oggi è possibile percorrere un piacevole percorso panoramico. Sulla sommità del borgo si trova la piccola e preziosa chiesa della Madonna della Rocca, contenente interessanti opere d’arte.

Al centro storico fa da contraltare la carrareccia che a fondovalle collega Jenne a Subiaco, costeggiando la riva destra dell’Aniene. In prossimità del suo inizio si incontra la Mola Vecchia, medievale traccia del dominio posseduto dall’Abbazia di Subiaco, e il breve sentiero che conduce alla Grotta dell’Inferniglio. Con le sue ampie cavità e i suoi laghi ipogei, la grotta rappresenta un vero e proprio prodigio del carsismo tipico dei Monti Simbruini.

Un pizzico di storia

 

Delle origini di Jenne sappiamo poco. Probabilmente il nome è un riferimento all’inferno biblico (geenna), maturato a causa della vicinanza con le Grotte dell’Inferniglio.

Quello che è certo è che il suo nome viene citato per la prima volta nella pergamena con cui papa Leone IX (XI secolo) conferisce all’Abbazia di Subiaco i diritti sul fundum Gehenna. Pochi decenni dopo la lapide fatta apporre dall’abate Umberto nel monastero di Santa Scolastica di Subiaco ribadisce il possesso del castrum Jennarorum, lasciandoci intendere che fosse già stato istituito il castello.

Nel 1199 Jenne diede i natali a Rinaldo, nel 1254 salito al soglio di Pietro con il nome di Alessandro IV e ancora oggi annoverato tra i quattro papi anagnini. Nel ‘300 fu la volta dei Caetani, che sommarono il controllo di Jenne a quello di Vallepietra, Trevi nel Lazio e Filettino. Solo dal 1639 il possesso del borgo tornò definitivamente all’Abbazia di Subiaco.

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Castello di

Jenne

 

Dell’originario castello, edificato dai monaci di Subiaco nell’XI sec., oggi non resta praticamente che il perimetro ad evocarne la funzione di controllo favorita dalla posizione a strapiombo sulla vallata in cui scorre l’Aniene.

Tuttavia la passeggiata panoramica del castello merita di essere percorsa: nella parte meridionale è stata allestita una piccola postazione con binocolo che permette di ammirare il circondario e la vasta area sottostante. Al di sotto della postazione è stata da poco restaurata una nicchia contenente un affresco del 1523 raffigurante la Madonna con Bambino attorniata dai santi Rocco e Sebastiano.

Chiesa della

Madonna della Rocca

 

La chiesa della Madonna della Rocca, chiamata anche Santa Maria in Arce, è l’unica struttura sopravvissuta del castello di Jenne, sebbene rimaneggiata e ampliata nel Novecento.

La testimonianza più efficace della sua antichità è offerta dagli affreschi custoditi all’interno, dei quali i più antichi sono fatti risalire al XIV secolo. La chiesa possiede anche una statua in terracotta del ‘500 raffigurante la Madonna col Bambino.

Visitare la chiesa della Madonna della Rocca

Mola

Vecchia

 

La Mola Vecchia di Jenne è la traccia lasciata dal dominio dei padri benedettini nel corso dell’XI secolo. Si tratta di una struttura posta a ridosso della riva destra dell’Aniene e dotata di un’ampia camera ancora accessibile in cui venivano convogliate le acque del fiume perché mettessero in funzione le mole.

La Mola Vecchia testimonia l’epoca in cui l’Abbazia di Subiaco possedeva la privativa sulla macinazione del grano e dei cereali, e per tale motivo provvedeva all’installazione di opifici destinati a sopperire a questa necessità. La Mola, restaurata a più riprese nel corso della sua storia, venne definitivamente abbandonata con l’istituzione del mulino elettrico e recuperata pochi anni fa dal Comune di Jenne.

Grotta

dell’Inferniglio

 

Per diversi mesi l’anno, della grotta dell’Inferniglio è visibile soltanto la porta d’accesso: una grande fessura orizzontale sotto la quale si apre la prima camera ipogea. Durante le stagioni piovose la grotta si riempie di acqua rendendo impossibile l’accesso, che invece è solitamente praticabile nella stagione estiva.

La grotta si snoda per diversi chilometri e – sebbene esplorata anche attraverso spedizioni subacquee – nasconde ancora ambienti inesplorati. L’acqua costituisce il suo elemento caratteristico: al suo interno è presente una sorgente perenne, la più importante del Lazio.

Foto: Vivere l’Aniene – Courtesy Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

 

Visitare la grotta

 

Raggiungere la Grotta